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I PENSIERI DI UN “ PORTATORE” STRANIERO Frank Calaprice, discendente per via materna di emigrati siracusani, vive a Utica, nello stato di New York, diocesi di Syracuse. Aveva un grande desiderio: “portare” S. Lucia. E non sapeva che gli spettava di diritto, senza ricorrere al sorteggio, così come si fa con tutti coloro che vengono appositamente da lontano. Ora che ha vissuto questa bellissima esperienza ha espresso un altro desiderio: quello di poter manifestare pubblicamente le sue emozioni. Eccolo accontentato; a parte qualche piccolo ritocco abbiamo rispettato il testo da lui scritto perché trasparisse intatta la semplicità e l’ingenuo, splendido candore del suo animo. I miei nonni, Giuseppina Furnò e Francesco Zampardi, sono venuti in America nell’anno 1906. Hanno fatto il lungo viaggio da Siracusa fino all’America con la nave, come tutti gli altri emigrati. Avevano pochi possessi perché molti immigrati sono venuti cercando una vita migliore. Nel baule dei miei nonni stavano soltanto i loro indumenti e due altre cose: una bella immagine del Simulacro di S. Lucia ed un’antica lampada di S. Lucia. Questi due oggetti stanno ancora nella casa mia. Mio nonno è morto molto giovane, a 30 anni di età, e ha lasciato mia nonna con quattro figli. Per questo quando mia madre siracusana si è sposata, la nonna abitava con noi.Naturalmente la mamma e la nonna erano molto devote a S. Lucia. Ogni anno il 13 dicembre era un giorno di festa per noi nella casa. La nonna sempre raccontava la storia di S. Lucia e dopo la Messa c’era la sistemazione di tutte le luci di Natale e pure l’albero di Natale con tutti gli ornamenti di S. Lucia. Naturalmente ogni anno stavano tutti i dolci e i pani di S. Lucia. Veramente era un giorno gioioso sempre. La nonna sempre parlava della festa di S. Lucia, i fuochi, e specialmente il bel Simulacro d’argento. Io avevo una curiosità di vedere il Simulacro a causa di tutte le storie della nonna. Ho fatto il primo viaggio a Siracusa quando ero molto giovane e poi durante gli anni ho fatto sei viaggi di più. Io ricordo la prima volta che ho visitato il Simulacro. Sono entrato in cattedrale e quando ho visto quella bellissima opera d’arte sono rimasto completamente immobile. Il corpo mio sembrava come fatto di legno. Tutto pareva un sogno. Poi hanno fatto la bella traslazione del Simulacro sull’altare maggiore. Quella stessa sera sono stato per la prima volta per i vespri che ancora è mia parte preferita della festa.Stavo pieno di emozioni pensando dei miei nonni, mia madre, e mio caro padre che è morto il 13 di dicembre. Stavo pensando che i nonni stavano in questa stessa cattedrale cento anni fa e non potevo contenere le lacrime. Poi la grande processione del 13 ; i fuochi e tutte le altre attività durante l’ottavario mi hanno lasciato pieno di gioia e di tristezza allo stesso tempo. Come volevo io portare il Simulacro e stare così vicino a S. Lucia! Ma come potevo soddisfare questo desiderio che stava bruciando nel corpo e nell’anima? Io abitavo lontano da Siracusa ed ero straniero. Sicuramente era una cosa impossibile. Quando sono tornato in America dopo cinque viaggi a Siracusa ancora stava questa brama di portare Santa Luciuzza Bedda come la chiamava la nonna. Io pensavo : “Io anche porto sangue siracusano nel corpo mio, ed io devo tenere diritto di portare il Simulacro!”. Ho fatto la scheda per essere portatore e mi hanno approvato due volte: la prima volta per il13 dicembre. Lo volevo fare per mio padre che è morto quel giorno. E la seconda volta per la seconda domenica di maggio, la Festa della Mamma, quando la portavo per mia madre siracusana. Naturalmente stavo molto nervoso. Avevo molti pensieri. E’ molto pesante S. Lucia? Cosa devono dire o pensare gli altri portatori ad incontrare un americano con loro?Che farò o che mi sentirò a varcare i portoni della cattedrale ? Non potevo mangiare né dormire. Alle otto della mattina mi sono svegliato con tredici fuochi. Era la festa di S. Lucia! Nel pomeriggio sono andato all’Arcivescovado. All’entrata ho visto le liste con i nomi dei portatori. Quando ho visto il mio nome ho cominciato il giro in questa montagna russa emozionale. Presto mi hanno consegnato il berretto verde e mi sono messo nella fila con gli altri portatori. I nervi stavano lavorando ore straordinarie. Quando ho sentito la campanella sapevo che non potevo ritirarmi. Coraggio! Siamo entrati in cattedrale ed abbiamo portato il Simulacro ai portoni della cattedrale. Quest’era il momento che aspettavo. Stavo pieno di emozioni e tutto il corpo stava tremando. Hanno suonato la campanella. I portoni stavano aperti ed in quel momento la folla ha cominciato a gridare e applaudire, la banda suonava, sparavano i fuochi. Stava per cominciare la mia avventura. Santa Lucia stava bellissima sotto le belle illuminazioni multicolori. Dal principio mi sono sentito l’ospitalità e la fraternità degli altri portatori. In questi momenti io ero un vero siracusano! Camminando per queste strade dove abitavano i miei nonni mi ha fatto riflettere:” Forse mio nonno era portatore di S. Lucia 100 anni fa.Chi sa?”. Sicuramente i nonni ed i genitori mi stavano guardando dal cielo. S. Lucia girava per quelle vie illuminate con la musica ed i gridi degli spettatori. Suo profilo davanti ai fuochi era meraviglioso. Quando il simulacro stava passandola via Montegrappa nella borgata dove abitava mia nonna prima di sposarsi, potevo immaginare la nonna in uno di questi balconi gridando “ Viva S. Lucia!”. Tutte queste cose per onorare S. Lucia sono buone . L’illuminazione, i fuochi, i berretti verdi, la musica, tutte le altre dimostrazioni esterne. Ma non dobbiamo scordare le vere ragioni per onorare S. Lucia e pure le ragioni interne. Quando uno sta portando il simulacro, è buona occasione per vedere il vero potere di S. Lucia sul popolo. Ricordo le facce di tutte le persone che stavano guardando la processione. Ho visto persone veramente piene di gioia al vedere il Simulacro; l’espressione di fede quando le persone hanno fatto il segno della croce ferventemente; le persone che non potevano contenere le lacrime perché stavano piene d’emozione supplicando qualche cosa di S. Lucia o ringraziandola per qualche favore. I vecchi che sono usciti sul balcone per baciare a S. Lucia con tutto il cuore da lontano. I bambini che gridavano all’arrivo di S. Lucia e i bambini alzati per toccare il Simulacro. I malati che hanno visto S. Lucia girando in ospedale. Stavo pensando di tutti i fedeli ciechi che stavano nella bella messa per i non vedenti. E mai, mai, mai posso scordare una ragazza giovane che era cieca che è venuta da Palermo con il fidanzato per avvicinare a S. Lucia e toccare il Simulacro. Il Simulacro lucente veramente stava illuminando non soltanto l’oscurità notturna di Siracusa, ma pure l’oscurità delle nostre vite. Per questo stiamo onorando S. Lucia, la protettrice della vista. Il portare S. Lucia è veramente una cosa speciale. Quando stavo portando il Simulacro stavo completamente trasformato: fisicamente, mentalmente, emozionalmente e spiritualmente. E’ come stare nello stato d’estasi. Tutto pare un sogno. Che bella maniera di partecipare della mia eredità siracusana! Sono emozioni inesprimibili. Non c’è nessuna persona che può capire il vero significato di queste cose per me.Santa Lucia è una santa molto potente, una santa universale conosciuta in tutto il mondo. Negli Stati Uniti abbiamo 28 parrocchie dedicate al nome di S. Lucia. Si può utilizzare i giorni di festa per unificare non soltanto i cittadini siracusani, ma tutto il mondo perché in questi giorni festivi gli abitanti di tutte le nazioni stanno uniti e connettati per media di S. Lucia. E’ buona occasione per gridare con tutto il cuore e la profondità dell’anima “Sarausana jè… Viva Santa Lucia!” Frank J. L. Calaprice
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